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... parole di altri ...
July 22

Un libro... molti pensieri

 
All'epoca dei fatti (come scrivono quelli seri) ero ancora una bambina. Non ricordo molte cose. Quello che ricordo non so se sia il frutto del vissuto in diretta o dei molti filmati di repertorio visti negli anni a seguire. In ogni caso, non credo di avere avuto mai piena coscienza delle cose.
Qualche giorno fa in radio ho sentito parlare di un libro e l'intervista all'autore. Ieri, in pausa pranzo, un salto veloce dal mio pusher ufficiale di parole rilegate e in meno di 24 ore ho divorato il libro. L'ho appena chiuso e mi resta addosso un senso di amarezza e disgusto. Mi chiedo come certe logiche risultino più importanti della vita umana.
 

 

 
July 17

Ambasciator non porta ...

 
Quando ho sentito la notizia ieri sera al GR1 per poco non mi ribaltavo dal ridere. Eppure so' cose serie. Incollo qui l'articolo copiato/incollato dal Quotidiano Nazionale:
 
SCARAMANZIA SENZA CONFINI

Richiamato a Parigi l'ambasciatore in Madagascar: porta sfortuna

Gildas Lidec agli occhi del presidente malgascio, Marc Ravalomana, ha la fama di ''menagramo'' in seguito alle sue precedenti esperienze diplomatiche: era nel 2001 a Kinshasa quando il presidente congolese Laurent-Desire' Kabila fu assassinato, e successivamente a Abidjan, quando il presidente della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo subi' un attentato

 
Parigi,  15 luglio 2008 - Dopo la richiesta ufficiale Marc Ravalomana, presidente del Madagascar, l'ambasciatore francese nel Madagascar, Gildas Lidec, e' stato richiamato. La motivazione: porta sfortuna. L'ambasciatore francese agli occhi dei massimi dirigenti del Paese africano ha la fama di ''metotò-jettatorenagramo'' in seguito alle sue precedenti esperienze diplomatiche: era nel 2001 a Kinshasa quando il presidente congolese Laurent-Desire' Kabila fu assassinato, e successivamente a Abidjan, quando il presidente della Costa d'Avorio Laurent Gbagbo subi' un attentato da parte dei ribelli. ''Sappiamo che ha parlato con il presidente ivoriano'', dicono da Parigi del presidente Ravalomana, ''un uomo giovane, da un lato moderno e dall'altro superstizioso, perfino un po' retrogrado''. Sarebbe stato il leader di Abidjan a mettere in guardia l'omologo malgascio. Il presidente del Madagascar, secondo fonti del quotidiano 'Le Monde', aveva toccato l'argomento anche durante un colloquio privato con Nicolas Sarkozy. ''Non c'e' nessuna spiegazone logica e valida a questo comportamento'', affermano da Parigi. ''Sia dal punto di vista diplomatico che personale, il comportamento di Lidec e' stato ineccepibile''. Da quando era arrivato in febbraio, Gildas Lidec aveva incontrato una sola volta il presidente del Madagascar, che non lo ha mai ricevuto nonostante le numerose richieste di udienza. ''Mi dispiace profondamente che il presidente della Repubblica malgascia non mi abbia concesso la minima possibilita' di compiere l'esaltante missione che sognavo da molto tempo'', ha detto l'ambasciatore ai francesi riuniti all' ambasciata per la festa nazionale del 14 luglio.
 

July 15

Soluzione

 
Ross ha evitato di rispondere al quiz, ben conoscendo la località immortalata... le foto sono state scattate durante la mia pausa pranzo. Quindi la soluzione è:
 
 

 

 
 
July 14

Prove di D60

 
C'è da commentare? Potrei fare un quiz e chiedere dove l'ho scattata...  

 

 

July 13

Interferenze

 
Evito di aprire la pagina del blog. Dovrei scrivere ma i pensieri, che sembrano così ordinati e logici quando sono nella testa, prendono vie sconclusionate quando provo a metterli per iscritto. Per me la scrittura è un esercizio dell'istinto: non sono capace di scrivere in bozza, fare la brutta copia, lasciare a metà e poi riprendere per completare. Questo è il motivo per cui le storie che scrivo sono brevi e si consumano nello spazio di poche pagine. Non sarò mai una buona scrittrice, mi manca l'esercizio della rigorosità della scrittura, il mettersi davanti a un foglio bianco ogni giorno e portare a termine il compito. No, i miei pensieri vengono fuori di getto e le riflessioni sono figlie di momenti o cose apparentemente ordinari e insignificanti.
L'orologio in cucina funziona di nuovo, mi sono finalmente decisa a cambiare la pila. Fisso la lancetta rossa, quella dei secondi: in 60 tic avrà fatto il giro completo del quadrante. Associazioni di idee che mi portano a reminiscenze di scuola: la Terra ci mette 365 giorni e spiccioli per compiere il proprio viaggio intorno al Sole seguendo la propria orbita ellittica. E io? Quanto tempo ci metto a compiere un giro completo intorno alla mia vita? Metto in fila i cambiamenti più eclatanti della mia vita: mi accorgo che il ciclo vitale corrisponde a 2 anni. E' quello l'intervallo tra un mio cambiamento importante e l'altro. Come tutte le rivoluzioni, il mio cambiamento comincia in silenzio, non è repentino, ci mette tempo a compiersi, e una volta completato è tempo di cambiare ancora. A un tratto, quando la vita sembra andare per il verso giusto, mi accorgo di quel rumore di fondo e mi chiedo da quanto tempo è lì, perché non me ne sono accorta prima. Come quando si ascolta la radio, sempre la stessa, e a un tratto ci si accorge che si è accavallata un'altra frequenza e una voce che non riconosciamo.
Quel rumore di fondo è il primo sintomo del disagio, della necessità di cambiamento: così mi metto a smanettare con la manopola della mia "sintonia" per cercare di capire da dove venga l'interferenza. Mi metto in silenzio e ascolto le variazioni di armonia - o, meglio, le disarmonie - della mia vita. Resto in silenzio, con tutti i sensi bene allertati, per mettere a fuoco ciò che non va e trovare una via d'uscita.
 
[...] Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi di tanto in tanto,
si cresce sentendo d'improvviso molta distanza da tutte le persone [...]
(Erri De Luca - Non ora, non qui)
 
Piano piano, nel silenzio, il rumore di fondo perde il suo carattere di brusìo e assume forme e colori ben precisi. Capisco ciò che non va, ma non basta. Occorre agire, prendere una decisione. Potrei anche fingere di ignorare e continuare ad andare avanti come se niente fosse, sapendo che al brusìo ci si abitua a lungo andare e forse ci si affeziona anche. Ma non ne sono capace. Se qualche nota risulta stonata, l'istinto mi spinge ad agire e provare a ritrovare l'armonia. Quindi, metto a fuoco ciò che mi disturba, che mi crea disagio e?... e non sempre si può sistemare la cosa così come piacerebbe a me. A volte bisogna arrendersi all'evidenza, soprattutto se la disarmonia non è affare soltanto nostro, che le cose non possono cambiare. In quel caso, la via d'uscita è la porta. Decisione drastica? Boh? Forse. Il difficile, quando si deve prendere una decisione, è che non si ha mai la sicurezza che sia giusta. Perciò si tentenna, si rimanda, si aspetta un segno del destino. Eppure, ho imparato, che ogni decisione è un segno del destino: è un'azione capace di provocare reazioni e cambiamenti. Una decisione può riavvicinarci o separarci definitivamente da persone e situazioni.
Così, identificato il brusìo e presa la decisione, ho atteso le conseguenze. Ho allertato ancora tutti i sensi, cercando di percepire il cambiamento o di realizzare la giustezza della decisione. Ho aperto bene gli occhi, ho osservato in silenzio, con il distacco giusto dalle persone e dagli eventi e - a bocce ferme - ora mi sono resa conto che "prendere la porta" era l'unica soluzione possibile per davvero. Il percorso del cambiamento è ancora lungo, ma il primo passo è compiuto. La mia vita ora gira lentamente come la lancetta rossa intorno a quel quadrante. Ogni tic un battito del cuore e ricomincio il viaggio intorno all'orbita della mia vita.
 
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